La catastrofe del dirigibile Italia di Umberto Nobile: perché i naufraghi non furono ascoltati?

Una ricostruzione delle condizioni di radiopropagazione ionosferica dell’epoca dà una verosimile spiegazione della tardiva ricezione dell’SOS lanciato dai superstiti a seguito della catastrofe del Dirigibile Italia.

di Bruno Zolesi e Michael Pezzopane

Al rovinoso e tragico incidente del 25 maggio 1928 vissuto dall’equipaggio del dirigibile Italia che, dopo aver sorvolato il Polo Nord sulla via di ritorno alla base logistica a NyÅlesund, urtò e precipitò sulla banchisa Artica (in una zona a circa 100 km a nord-est delle isole Svalbard), si aggiunse la sfortunata circostanza di una limitata capacità di trasmissione radio per le condizioni ionosferiche caratterizzanti quelle latitudini in quei giorni. Il messaggio di soccorso, infatti, inviato ripetutamente dal radiotelegrafista tramite la radio HF portatile, sbalzata anch’essa fuori dalla cabina durante l’incidente, fu intercettato solo dopo nove giorni dalla catastrofe, il 3 giugno 1928, da un radioamatore russo, vicino alla città di Arkangelesk, distante 1900 km.

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Il dirigibile Italia fotografato durante un’operazione di ormeggio

A seguito del naufragio, 10 uomini guadagnarono la banchisa tra cui lo stesso ufficiale della Regia Aeronautica Umberto Nobile, ideatore del dirigibile e al comando della spedizione; essi trovarono rifugio in quella che divenne poi famosa come Tenda Rossa da dove tentarono, senza successo, di telegrafare richieste di soccorso alla nave di appoggio Città di Milano della Regia Marina ancorata a NyÅlesund, distante 400 km. Degli altri sei uomini dell’equipaggio e del dirigibile stesso, che riprese un incontrollabile volo dopo l’impatto, non furono mai trovati i resti.

Per i dettagli su questa avventura puoi visualizzare questo bel video a cura del Ministero della Difesa.

Uno studio recente dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ricostruisce le condizioni della ionosfera all’epoca del naufragio, cercando di chiarire le complicazioni che si verificarono nelle comunicazioni radio intraprese dai naufraghi. La ionosfera è lo strato di atmosfera, compreso tra i 50 e i 1000 km di altezza, che condiziona significativamente la propagazione delle onde radio. L’applicazione di moderni modelli fisico-matematici (mapping ionosferico) ha consentito di ottenere, per quell’epoca, i valori della massima frequenza utilizzabile (MUF) per comunicare ad una determinata distanza e di definire una mappa della corrispondente zona d’ombra, ossia della regione all’interno della quale, per una determinata frequenza, non si può comunicare. Questi dati, insieme all’analisi delle condizioni del campo geomagnetico dell’epoca, hanno permesso di determinare che la radio frequenza di 9.4 MHz utilizzata dai sopravvissuti non poteva essere ricevuta nella regione delle Isole Svalbard, e quindi dalla nave appoggio Città di Milano. A tale frequenza infatti le condizioni dello strato riflettente della ionosfera permettevano solo comunicazioni su più lunghe distanze, quali quelle relative ad Arkangelesk e Roma che, trovandosi in una posizione geografica più idonea rispetto al luogo del disastro, potevano quindi ricevere i radio segnali trasmessi dai naufraghi, anche se di debole intensità.

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Isolinee della MUF e della zona d’ombra, al variare della radio frequenza trasmessa dal punto ove era situata la Tenda Rossa il 28 maggio 1928. La zona racchiusa dall’isolinea a 6.7 MHz (in rosso), che comprende le isole Svalbard, e quindi la nave Città di Milano, poteva essere raggiunta dalla Tenda Rossa solo con frequenze più basse di 6.7 MHz e quindi notevolmente più basse della frequenza di 9.4 MHz utilizzata dai naufraghi. Al contrario la città di Arkangelesk, che si trova ben oltre l’isolinea di 11.3 MHz, era in grado di ascoltare la richiesta di aiuto dei naufraghi. La mappa in figura si riferisce alle ore 12:00, per le altre ore del giorno la situazione è pressoché simile, e lo stesso vale anche per il mese di giugno 1928.

Anche la comunicazione per onda di terra (un’onda che non si riflette per via ionosferica ma si propaga vicino alla superficie della Terra) tra la Tenda Rossa e la nave Città di Milano non funzionò, per il precario sistema di antenna messo su dai naufraghi, per la debole potenza erogata dallo stesso, ma anche per la elevata attenuazione subita dal segnale dovuta a un percorso che opponeva montagne superiori a 1000 m.

 

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Alle tantissime ipotesi, polemiche, discussioni e controversie raccontate negli anni in memoriali, articoli di giornale, processi giudiziari e film, sia sull’evento che sui motivi della mancata comunicazione, si aggiunge questo inedito contributo che, con la ricostruzione dello stato della ionosfera e quindi delle condizioni che impedirono la comunicazione tra la Tenda Rossa e la nave appoggio Città di Milano, fornisce una nuova chiave di lettura, allo scopo di comprendere meglio quello che accadde in quei giorni. Dopo 90 anni finalmente è possibile dare una giustificazione scientifica all’avvilimento dei superstiti per la loro incapacità di inviare alla nave Città di Milano la loro richiesta di soccorso.


 

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