Il radon: un ospite indesiderato

di Alessandra Sciarra

L’esposizione anche casuale al radon, un gas nobile, incolore, inodore e insapore non avrebbe dovuto destare alcuna preoccupazione, al pari di altri gas nobili come l’elio o l’argon, del tutto innocui per la salute umana. Anzi, nel primo ventennio del XX secolo era addirittura considerata benefica per la salute: negli Stati Uniti si pensava che una moderata dose di esposizione al radon avesse proprietà battericide, capacità vasodilatatrici e rilassanti e persino un’azione stimolante per prestazioni sessuali, ereditando tali attributi dalla identificazione di questo gas disciolto in acque termali rinomate per i loro poteri curativi.

 

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Locandina di un impianto termale in Oklahoma. Copyright (c) Theodore W. Gray

Ma il radon è figlio del radio e dell’uranio e più precisamente di alcuni loro isotopi radioattivi, ossia di quegli atomi appartenenti allo stesso elemento chimico, perché aventi lo stesso numero di protoni ed elettroni, ma differenti tra loro solo per il numero di neutroni contenuti all’interno del nucleo. Gli isotopi di elementi con elevato numero atomico sono generalmente instabili e tendono a decadere spontaneamente, oltre che per mano dell’uomo attraverso la fissione nucleare, con quel processo che trasforma (tecnicamente trasmuta) un elemento in un altro (con un numero atomico inferiore) mediante all’emissione di particelle alfa, beta e radiazione elettromagnetica sotto forma di raggi gamma.

In natura il radon viene liberato continuamente dal suolo e da alcune rocce (lave, tufi, pozzolane, alcuni tipi di granito, etc.); esso stesso è radioattivo e rappresenta uno dei contributori principali alla radioattività naturale di fondo dell’intero pianeta. A differenza dei suoi precursori nella catena radioattiva (Radio-226 e Uranio-238) che permangono nella crosta terrestre, il gas radon è volatile e ha la possibilità di muoversi, trasportato dall’aria o dall’acqua (nella quale è solubile), diffondendosi attraverso pori e fratture del suolo nell’atmosfera o all’interno di edifici. Nel caso in cui il gas si diffonda nell’atmosfera, la sua concentrazione risulta talmente bassa da non costituire un rischio per la salute; diversamente, quando il gas penetra in ambienti confinati, tende ad accumularsi con il rischio di raggiungere livelli tali da poter rappresentare un rischio. Viene considerato quindi un inquinante tipicamente indoor.

Quali effetti procura?

Scoperto nel 1898 da Pierre e Marie Curie, è un gas molto pesante (un metro cubo pesa quasi 10 kg), pericolosissimo per la salute umana se inalato. L’isotopo più stabile, il Rn-222, ha un tempo di dimezzamento di 3,8 giorni e viene usato in radioterapia. Il radon è presente praticamente ovunque (anche nei materiali di costruzione) ma, in determinate condizioni come in luoghi chiusi (edifici per abitazione, scuole e ambienti di lavoro), può raggiungere concentrazioni elevate e dannose. Nel 1988 è stato classificato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità – OMS, attraverso l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC), come un cancerogeno di gruppo 1. Secondo molti studi rappresenta la seconda causa al mondo di tumore polmonare dopo il fumo. Il danno è dovuto all’irraggiamento del tessuto polmonare da parte delle particelle α emesse dal radon e soprattutto dei suoi prodotti di decadimento.

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Il Radon è collocato al secondo posto, dopo il fumo, come causa per l’insorgenza di tumori polmonari (foto: Ufficio Federale Sanità Pubblica di Berrna CH)

L’INGV svolge attività di monitoraggio ambientale del radon in vari ambiti: sia in parallelo al monitoraggio vulcanico e sismico (a scala regionale e nazionale), sia nel monitoraggio ambientale per il rischio da radon indoor, anche nell’ambito di progetti scientifici internazionali con la partecipazione di colleghi europei. Un esempio è il progetto LIFE-RESPIRE (Radon rEal time monitoring System and Proactive Indoor Remediation) di cui parleremo più diffusamente in un prossimo post.

Come si misura? 

Le tecniche utilizzate prevedono l’uso di uno strumento portatile che consente un tempo medio di analisi di circa 20 minuti. Le misure di radon disciolto nelle acque e di radon indoor vengono effettuate invece attraverso prototipi costruiti ad hoc, all’interno del laboratorio INGV dei radionuclidi di Roma dove, inoltre, è presente una camera a radon per la calibrazione e le verifiche strumentali,  utilizzata anche da altri enti di ricerca e università italiane ed estere.

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Esistono leggi sul radon indoor?

Il 17 gennaio 2014 è stata pubblicata nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea la nuova Direttiva Europea di Radioprotezione, che sostituisce interamente le precedenti. Sono stati fissati per la prima volta limiti di concentrazione di attività per la commercializzazione di materiali da costruzione e sono sollecitati piani di azioni nazionali per le concentrazioni del gas radon nelle abitazioni. I nuovi limiti stabiliscono quanto segue:

Luoghi di lavoro (art. 54): 300 Bq/m3 di concentrazione di attività di radon media in un anno;

Ambienti chiusi (art. 74):  300 Bq/m3 di concentrazione di attività di radon media in un anno. Recenti risultati epidemiologici ottenuti da studi residenziali dimostrano un aumento statisticamente significativo del rischio di carcinoma polmonare correlato all’esposizione prolungata al radon in ambienti chiusi a livelli dell’ordine di 100 Bq/m3.

I 28 stati membri dell’UE, tra cui l’Italia, hanno adottato un “piano nazionale radon”, reso obbligatorio dalla direttiva europea, da adottare entro il 6 febbraio 2018. Il piano italiano comprende tutte le disposizioni di legge e attuative necessarie per adeguarsi all’ultima direttiva UE in materia.

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