I luoghi nascosti della Terra

Ogni angolo della Terra è stato esplorato, fotografato e misurato dall’uomo, se non direttamente, attraverso l’occhio infallibile dei satelliti. Una delle ultime possibilità di vedere luoghi inesplorati, di andare dove nessun essere umano ha ancora messo piede, è quella di scendere nelle profondità della Terra, in grotta.

Di Ilaria Isola

Attualmente sono conosciuti solo una piccola parte dei chilometri e chilometri di gallerie, stretti cunicoli o sale enormi che esistono nel sottosuolo. Che siano percorsi da fiumi impetuosi o colmati dalle acque immobili di un lago, nel frastuono assordante di una cascata o nel silenzio interrotto soltanto dal ticchettio di goccioline di acqua che staccandosi dal soffitto cadono al suolo, le grotte, sono accomunate da una caratteristica fondamentale: il buio assoluto. Questo ne fa un ambiente non facile da affrontare, ma il cui studio può riservarci grandi sorprese.

La parola “grotta” deriva dalle parole latina Crypta e questa dal greco Krýptō che significa nascosto, coperto.

Esistono diversi tipi di grotte:

Grotte di origine vulcanica, possono formarsi da colate laviche. Le parti più esterne di un flusso lavico, a contatto con le rocce del substrato e con l’aria, raffreddando si solidificano mentre la parte centrale del flusso, rimanendo più calda, continua a fluire verso il basso. Quando la spinta eruttiva cala, il tunnel di lava si svuota dando origine ad una grotta (lava-tube).

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Schema semplificato della formazione di una grotta lavica
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Galleria lavica (Mt. Etna). Foto Adriano Roncioni

Grotte di origine marina, formate dall‘azione erosiva del mare. Il moto ondoso battente su una falesia la erode, formando cavità lunghe fino a qualche decina di metri.

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Schema semplificato dell’evoluzione di una grotta marina
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Ingresso di una grotta marina (Isole Eolie). Foto Ilaria Isola

Le grotte più frequenti sono di origine carsica. Con la parola carsismo si indica un particolare processo chimico che permette all’acqua, arricchita di anidride carbonica, di aggredire e disciogliere alcuni tipi di rocce, come gessi, calcari, marmi ecc. Le acque piovane assorbono questo gas durante il loro passaggio attraverso l’atmosfera, ma in modo particolare infiltrandosi attraverso il suolo, ricco di anidride carbonica grazie ai processi di decomposizione delle sostanze organiche. Al di sotto dell’orizzonte di suolo le acque continuano il loro percorso verso il basso guidato dalla gravità, percorrendo il reticolo di fratture preesistente nella roccia, allargandolo per dissoluzione e\o erosione.

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Schema semplificato della formazione di una grotta carsica

Con il tempo le piccole fratture vengono ampliate creando ambienti sempre più vasti in cui le acque circolanti possono riunirsi fino a formare veri e propri fiumi sotterranei. Questo processo può continuare per centinaia di migliaia, fino a milioni di anni e portare allo sviluppo di grotte lunghe decine e decine di chilometri.

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Galleria delle Stalattiti, Antro del Corchia (LU). Foto Ilaria Isola

I vuoti creati nella roccia dall’erosione possono essere di nuovo riempiti da sedimenti esterni trasportati dalle acque, dal vento, dai ghiacciai, oppure da massi crollati dalla volta e dalle pareti delle gallerie stesse, così come da concrezioni depositate dalle acque circolanti. Passando dal reticolo di fratture ad ambienti più ampi, l’acqua, che è stata in grado di corrodere la roccia ed è quindi carica di sali disciolti (essenzialmente bicarbonato di calcio), perde parte del contenuto di anidride carbonica. Le condizioni di equilibrio all’interno della soluzione cambiano, il bicarbonato disciolto viene deposto sotto forma di carbonato di calcio (calcite o aragonite) formando quelle spettacolari concrezioni che tutti conosciamo.

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Concrezioni di aragonite Antro del Corchia (LU). Foto Ilaria Isola

L’ambiente sotterraneo è in continua trasformazione: da una parte le acque creano vuoti scavando nuove gallerie o aumentandone le dimensioni, dall’altra li riempiono con depositi detritici e concrezioni, ma questo avviene così lentamente da sembrare ai nostri occhi come statico ed immutabile.

Tutto ciò che, in un modo o in un altro, viene trasportato all’interno di una grotta, può essere preservato inalterato anche per centinaia di migliaia di anni. Possiamo trovare testimonianze di paesaggi esistiti in epoche geologiche passate, tracce di animali marini anche in grotte distanti dal mare, depositi glaciali dove i ghiacciai sono scomparsi da migliaia di anni. Evidenze di cambiamenti climatici con l’alternanza di periodi freddi o caldi, aridi o umidi sono registrate nelle concrezioni così come le tracce di grandi alluvioni. Le grotte sono state il primo rifugio dell’uomo, che le ha modificate, scolpite, dipinte lasciandoci testimonianze di antiche popolazioni scomparse da tempo che in questo ambiente così particolare si sono preservate fino ai giorni nostri.

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Cueva de los Manos (Patagonia Argentina). Foto Ilaria Isola

Le grotte sono come un grande libro sulla storia della Terra e dell’uomo. Non ci resta che sfogliarne le pagine e cominciare a leggere.

 


In copertina: Ingresso della grotta di Cala dei Santi (Monte Argentario), foto I. Isola

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