L’importanza di essere micro

di Antonio Cascella

Quando pensiamo alla Paleontologia e ai fossili, pensiamo subito ai dinosauri o alle conchiglie che spesso si trovano tra le zolle di un campo appena arato. Difficilmente pensiamo ai loro microscopici, semiinvisibili “cugini”: i microfossili (vedi FAQs).

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Alcuni esempi di microfossili. Da sinistra: foraminifero, Nannofossile calcareo, Diatiomea (Foto Bonomo, Cascella).

Si, avete letto bene, i microfossili. Fossili di batteri, animali e piante, nella maggior parte dei casi di dimensioni inferiori al millimetro. Un insieme di piccoli fossili di diversa origine, raggruppati secondo le dimensioni e le metodologie con cui vengono studiati. Un’eterogenea ”compagnia” che alcuni paleontologi classificarono in questo modo per motivi pratici verso la fine del XIX secolo.

Così, accanto ai resti più piccoli di granelli di sabbia o di polvere, troviamo microrganismi unicellulari (per esempio Foraminiferi, Nannofossili calcarei, Diatomee), pollini e spore delle piante superiori, piccolissimi gusci e scheletri di invertebrati, ossa e denti di piccoli mammiferi o pesci.

Ma è anche possibile trovare tracce dell’attività delle prime forme di vita terrestri, simili agli attuali batteri, che possono essere cosi’ annoverati tra i nostri microscopici fossili (per un approfondimento puoi guardare qui).

La Micropaleontologia è la disciplina che li studia, confrontandoli con i loro corrispondenti viventi. I risultati che si ottengono dal loro studio hanno molteplici applicazioni nel campo delle Scienze della Terra, ma possono portare importanti contributi anche alla Biologia e allo studio dell’Evoluzione.

Queste microscopiche e splendide strutture sono talvolta usate per correlare successioni di rocce sedimentarie con altre successioni a centinaia di chilometri di distanza (Biostratigrafia), fornendo informazioni per la definizione del periodo geologico a cui appartengono. Sono anche usate per dare un nome o un numero alle inversioni del campo magnetico terrestre occorse nel passato geologico. Sono utili nella determinazione dei tempi di formazione di una catena montuosa. I nostri micro-amici sono anche molto utili per ricostruire il clima del passato (Paleoclimatologia) e definirne nel dettaglio le variazioni quando l’uomo non c’era o quando c’era e non aveva gli strumenti per misurarne le componenti.

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In virtù delle loro dimensioni, i microfossili si ritrovano numerosissimi e ben conservati nelle rocce sedimentarie marine e lacustri, di cui sono spesso la componente principale (vedi FAQs).

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In figura confronto delle dimensioni relative di due dei gruppi microfossili più importanti. Nella prima figura nella cruna dell’ago il guscio di un foraminifero planctonico Globigerinoides ruber ingrandito 20 volte, nella foto successiva uno zoom sullo stesso a 200 ingrandimenti, nella terza figura un coccolite di Emiliania huxleyi, nannofossile calcareo, situato sul guscio del foraminifero e visibile a ben 20000 ingrandimenti (da www.ucmp.berkeley.edu ).

Di alcuni di essi (nannofossili, foraminiferi, diatomee) ne possiamo portare a casa grandi quantità raccogliendo un frammento di roccia durante una gita in campagna o in montagna.

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In figura è fotografata un’area di 0,002 mm2 di un vetrino in cui si possono contare un centinaio di nannofossili calcarei, riconoscibili come forme ellittiche forate (foto Antonio Cascella). 

I microfossili possono avere anche un uso un po’ particolare: come strumento di indagine in un contesto forense, per accertare i fatti di un evento criminoso! Infatti lo studio dei microfossili contenuti nel fango attaccato alle suole delle scarpe di un cadavere può fornire utili informazioni agli investigatori, per stabilire se l’assassinio è avvenuto nel luogo del ritrovamento o altrove. E’ evidente che questa operazione non può essere fatta usando l’osso di un dinosauro, con tutto il rispetto, viste le dimensioni e la rarità dei ritrovamenti di questi grandi fossili!

Qualcuno di voi osserverà che una interessante collezione di conchiglie fossili può essere senz’altro esposta in una vetrina del salotto e mostrata con orgoglio agli ospiti di casa, ma sarebbe complicato concludere la serata invitando qualcuno a vedere una collezione di microfossili, viste le dimensioni! In effetti è proprio così. Non è proprio il genere di collezione che si tiene in casa per fare colpo sul prossimo. E’ semplice raccoglierne in grande quantità, ma difficilmente si dispone in casa di un laboratorio attrezzato per estrarli dalla roccia. Inoltre chi dispone di un potente microscopio necessario per osservarli e mostrarli al fortunato ospite di turno? Sono necessari laboratori scientifici ben attrezzati. Come quelli dell’INGV.

Ma cosa ci facciamo con questi piccolissimi fossili nei nostri laboratori?

Questa è un’altra storia,  e ve la racconterò in un prossimo post!


In copertina: Nannofossile calcareo, Foto Bonomo, Cascella

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