Il soldato perduto

Le associazioni dei caduti e dispersi in guerra lavorano incessantemente anche in tempo di pace per cercare di fornire notizie o, nel caso più favorevole, restituire alle famiglie i resti dei loro cari. L’INGV, grazie all’utilizzo di alcune tecniche di indagine di tipo geofisico, ha collaborato e supportato questo tipo di ricerche.

di Stefano Urbini

Le guerre, purtroppo, lasciano profondi strascichi nella società, anche molti anni dopo la loro cessazione. In particolare li lasciano nelle famiglie di coloro che sono partiti per il fronte e non sono mai più tornati, i cosiddetti “dispersi in azione”. Nella maggior parte dei casi il percorso per effettuare questo tipo di ricerche è molto lungo e spesso con risultati incerti.

Nel 2015 l’INGV, in collaborazione con gli archeologi dell’Alaris di Grottaferrata e dell’Archeogeos di Rocca di Papa, è stato chiamato a partecipare ad un’indagine che ha portato al rinvenimento della salma di un militare tedesco a Velletri (Roma). L’INGV da anni esegue indagini di tipo geofisico finalizzato a scopi differenti: dalle applicazioni archeologiche alla definizione delle caratteristiche dei ghiacciai alpini. In alcuni casi, come in questo, il lavoro eseguito ha un valore aggiunto, che va al di là dei semplici risultati ottenuti, per quanto buoni essi possano essere.

Generalmente, quando si effettua una ricerca di questo tipo, si parte dall’analisi di documenti, testi e fotografie storiche, dedicate agli scontri avvenuti su territorio di guerra. In questo caso particolare, una associazione che si occupa di rintracciare i militari tedeschi dispersi in azione, si è imbattuta in alcune fotografie inserite nel volume “La battaglia di Velletri” di Paolo Carotenuto (edito da Omnimedia). Alcune di esse infatti ritraevano alcuni soldati americani nell’atto di tumulare i resti di un soldato tedesco al termine della Seconda Guerra Mondiale.

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Velletri, 1945 – Piazza Garibaldi (da “La battaglia di Velletri”, Omnimedia editore)
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Immagini da La battaglia di Velletri di Paolo Carotenuto 

Una di queste immagini in particolare ha consentito di riconoscere alcuni elementi di riferimento utili per una prima localizzazione della zona di tumulazione al di sotto del selciato della centrale Piazza Garibaldi di Velletri. Utilizzando una macchina fotografica con un’ottica simile a quella usata per le fotografie dell’epoca, sono state riprese innumerevoli immagini cercando di ricostruire la stessa identica scena e quindi stimare con maggiore precisione il punto di sepoltura. Il risultato finale ottenuto da tutto questo lavoro è stato, sotto un certo punto di vista, stupefacente, consentendo di restringere notevolmente l’area di interesse.

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Confronto tra immagini d’epoca e immagini moderne. Nel riquadro rosso i punti comuni.

Per minimizzare l’estensione dello scavo, che si trova oggi in piena area urbana, e per non arrecare danni alle strutture di servizio sepolte (fogne, tubature, linee elettriche), è stato deciso di procedere con un rilievo di dettaglio per mezzo di una tecnica di indagine non invasiva. Questa parte di indagine è stata svolta da esperti dell’INGV utilizzando la tecnica GPR (Ground Penetrating Radar).

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GPR in assetto di misura

Il lavoro è stato svolto utilizzando un’antenna in grado di investigare con grande risoluzione i primi metri sotto il manto stradale. Nell’area analizzata, un rettangolo di 6×9 m2, sono stati acquisiti ben 250 m di profili radar per un totale di 25.000 tracce.

L’analisi dei dati GPR si basa sull’identificazione degli “echi di ritorno” che vengono prodotti al passaggio fra materiali caratterizzati da proprietà elettromagnetiche diverse (costante dielettrica). Maggiore è il contrasto fra i mezzi attraversati dall’onda elettromagnetica generata dall’antenna, maggiore è l’intensità dell’eco prodotto.

Nel nostro caso, purtroppo, uno scavo riempito con lo stesso materiale scavato genera un assai debole contrasto mentre la presenza di tubature di servizio metalliche genera echi molto intensi disturbando, di fatto, la lettura di segnali deboli. Inoltre queste tubazioni sono state posate a valle di uno scavo, che produce a sua volta echi radar simili a quelli relativi al luogo di tumulazione. La nostra localizzazione ha quindi rischiato di essere il classico ago da ricercare nel pagliaio.

Per fortuna il segnale ricercato doveva avere alcune caratteristiche:

  • essere di debole entità e compatibile per forma e dimensioni alla buca osservata nelle fotografie;
  • profondità compresa fra 0.5 e 1 m;
  • larghezza compresa tra 0.5 e 0.8 m;
  • lunghezza compresa fra 1.5 e 2 m;

Dopo tanto lavoro speso su ogni singolo profilo, la nostra attenzione è stata catturata da un piccolo agglomerato di anomalie (evidenziato in rosso nella prossima figura) che rispondeva in buona parte ai criteri di ricerca impostati.

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Profili radar verticali. In rosso l’anomalia relativa al luogo di scavo

Sono state quindi ricostruite delle superfici a diverse profondità, utilizzando le informazioni contenute nelle sezioni. Queste superfici hanno permesso di ricostruire in pianta le anomalie rilevate, suggerendo un punto preciso per lo scavo.

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ricostruzione del piano orizzontale alla profondità di 1 m

Sulla base delle indicazioni fornite, il giorno 5 Maggio 2015 è stato effettuata l’operazione di recupero della salma. E’ stato così possibile permettere il ritorno a casa di un militare disperso da almeno 70 anni.

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Un momento degli scavi (Foto dal gruppo Miglioriamo Velletri)

 

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