Ricerca in aree polari

A chi appartiene l’Antartide?

A nessuno. Alcuni stati hanno rivendicavano nel passato diritti di sovranità su alcuni settori del continente ma, subito dopo l’anno geofisico internazionale del 1958, è stato firmato il Trattato Antartico, firmato a Washington il 1 dicembre 1959 da 12 nazioni (Argentina, Australia, Cile, Belgio, Francia, Giappone, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Russia, Sud Africa, Stati Uniti d’America) entrato in vigore nel 1961. Con questo Trattato si sono definite la sospensione delle rivendicazioni territoriali sull’Antartide, il divieto di svolgimento di attività militari e l’utilizzo pacifico del territorio con particolare riferimento alle attività scientifiche. Attualmente 44 nazioni sono parti contraenti del Trattato; l’Italia ne fa parte dal 1981.

Antarctic_Region2

Come è coordinata la ricerca italiana in Antartide?

L’Italia è presente in Antartide con un Programma scientifico governativo dal 1985. Il Programma, PNRA (Programma Nazionale di Ricerche in Antartide), è finanziato dal MIUR (Ministero per l’Istruzione, dell’Università e della Ricerca). Il MIUR si avvale della CSNA (Commissione Scientifica Nazionale per l’Antartide), per l’indirizzo strategico e la valutazione delle ricerche da finanziare in Antartide. Il CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche) ha il coordinamento scientifico delle attività e provvede alla diffusione e alla gestione dei dati scientifici. L’attuazione delle spedizioni e la gestione delle infrastrutture sono affidate all’ENEA (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile).

Quali sono le basi Italiane in Antartide?

La prima base di ricerca italiana in Antartide è Mario Zucchelli, costruita a partire dal 1986 su una piccola penisola nella fascia costiera della Terra Vittoria settentrionale  (74°42’ Sud e 164°07’ Est). E’ una base estiva, aperta da ottobre a febbraio (estate australe). Può ospitare circa 80 persone. All’interno della base sono a disposizione dei ricercatori laboratori attrezzati per chimica, biologia, geologia, glaciologia, astronomia, elettronica e calcolo ed un acquario. Altre attività di ricerca, come ad esempio nel campo dell’astronomia, del geomagnetismo, della ionosfera, della sismologia, vengono svolte presso osservatori esterni alla stazione.

Dal 1996 è iniziata la costruzione della base italo-francese permanente Concordia, sul plateau antartico nel sito denominato Dome C (75°06′ Sud e 123°24′ Est) a circa 1.200 km dalla costa e a 3.233 m di altitudine. Oggi la base è costituita da 2 edifici cilindrici uniti da un passaggio coperto. Dal 2005 questa base è aperta anche d’inverno. E’ la terza base di ricerca permanente sul plateau antartico insieme alle basi Amundsen-Scott (USA) e Vostok (Russia). La stazione può ospitare fino ad un massimo di 32 persone nel periodo estivo mentre nel periodo invernale si riducono a 16.

Qui vengono svolte varie attività di ricerca. In particolare è qui che è stata portata a termine la più profonda perforazione del ghiaccio in Antartide (progetto EPICA). Le analisi della carota di ghiaccio lunga 3270.2 metri hanno permesso di ricostruire alcune caratteristiche dell’atmosfera dell’ultimo milione di anni. Inoltre qui le condizioni fisiche molto favorevoli per le osservazioni astronomiche e per gli studi di cosmologia grazie all’elevata altitudine e alla bassa temperatura ed umidità. La sua posizione polare rende Dome C un luogo ideale per lo studio del buco dell’ozono. La bassa attività magnetica antropica la rende il luogo ideale per eseguire osservazioni di campo magnetico terrestre. Si svolgono inoltre studi di sismologia, biologia umana e telerilevamento.

 

Annunci